Nel territorio della Comunità Montana Pollupice il fenomeno del carsismo e la situazione orografica hanno determinato la formazione di numerose cavità, alle quali si deve l’eccezionale concentrazione di siti preistorici. La presenza dell’uomo in queste zone è antichissima e comprende le età che vanno dal Paleolitico all’età del Ferro. Numerosi sono i siti che testimoniano la presenza dell’uomo di Neandertal: a Toirano la Grotta del Colombo e quella di Santa Lucia hanno restituito numerosi reperti, anche se è nel Finalese che si trova il panorama più ricco.
Elencare tutti i luoghi che testimoniano la presenza dell’uomo di Neandertal sarebbe troppo lungo; merita però ricordare due ampie cavità dell’altopiano delle Manie, la Caverna delle Fate e la Grotta dell’Arma; la prima, importantissima, per aver restituito anche resti umani, la seconda per essere stata un vero e proprio accampamento periodico degli antichi cacciatori. Pochi sono i siti attribuiti al Paleolitico superiore, ma uno fra tutti è importantissimo a livello europeo: si tratta della Caverna delle Arene Candide, dalla quale proviene la celebre sepoltura del giovane cacciatore con la cuffia di conchiglie forate. Reperti del Neolitico sono stati ritrovati nelle Caverne delle Arene Candide e dell’Aquila. Per la più recente età del Ferro si ricordano le ampie aree su tutto il territorio dove sono state rinvenute ceramiche e il villaggio fortificato chiamato “Villaggio delle Anime” sulla Rocca di Perti.
Molti dei reperti ritrovati nelle caverne sono conservati nel Civico Museo del Finale, che ha sede nei Chiostri di Santa Caterina a Finalborgo. Il museo, oltre a conservare reperti preistorici, ha anche sale dedicate alla geologia del territorio e testimonianze provenienti dall’età romana, medievale e moderna.
TESTIMONIANZE DEL MEDIOEVO
Il medioevo ha senza dubbio caratterizzato buona parte dei centri storici del Pollupice.Molti di questi conservano l’aspetto originario, come ad esempio l’antica repubblica marinara di Noli, il centro storico di Finalborgo fatto erigere di Del Carretto, o ancora il centro di Tovo San Giacomo, che conserva anche un ponte a tre arcate costruito sul Maremola. Altre località invece, benchè di origine medievale, di questo periodo conservano testimonianza solo nei resti dei castelli che ne sovrastano i centri storici.
I CASTELLI
Molti dei castelli situati nel Pollupice hanno subito rimaneggiamenti e distruzioni a seguito delle vicende storiche del territorio. Restano di notevole importanza quelli appartenuti o fatti costruire dalla famiglia dei Del Carretto, marchesi del Finale. Si ricorda il castello di Balestrino, in ottimo stato e ancora di proprietà della famiglia, e Castel Gavone, la residenza – fortezza carrettesca per eccellenza: eretta da Enrico II Del Carretto sopra Finalborgo nel XII secolo, comunica ancora oggi una sensazione di potenza benchè della struttura originaria non rimangano che rovine, ad eccezione della Torre del Diamante in pietra sfaccettata a bugnato. Ai Del Carretto si deve anche la trecentesca fortezza di Castelfranco a Finalmarina, successivamente passata agli Spagnoli che ne fecero la struttura principale del loro dominio finalese. Al periodo del dominio spagnolo appartiene l’imponente Castel San Giovanni, ancora a Finale, parte del possente sistema fortificato messo a punto dagli Spagnoli dopo l’acquisizione del marchesato dei Del Carretto nel 1598.
Il castello di Loano fu fatto invece costruire dalla famiglia genovese dei Doria, la quale contribuì alla realizzazione della maggior parte dei monumenti pubblici di questa località. Il castello si eleva in posizione panoramica e deve il suo aspetto di palazzo rinascimentale ai rimaneggiamenti dei secoli XVI – XVII. Ai piedi del castello sorge il borgo, che conserva ancora l’impianto medievale. Simbolo del confine di ponente di Borghetto S.Spirito, il Castello Borelli, costruito alla fine dell’Ottocento in stile medievale, si staglia sul promontorio di Capo d’Anzio. Cinto di mura, di torri e di merlature, si erge nella sede dell’antico convento di Santo Spirito.
La parte più pregiata del Castello Borelli è il suo immenso e lussureggiante parco, che si estende a “fasce” per oltre 40.000 metri quadrati, è composta da alberi da sughero, pini marittimi, corbezzoli ed altre piante tipiche. La struttura è sorta per volontà dell’insigne sen. Ing. Bartolomeo BORELLI che fu co-progettista per la realizzazione del traforo del Frejus.
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